LE TARGHE DEI POETI DI PIEVE TESINO

Il paese di Pieve Tesino, dislocato ai piedi del colle di San Sebastiano, rivela un aspetto della propria storia che per molti è inedito:  una terra di poeti e non solo di venditori di stampe.

Nel 2014 è partita un’iniziativa della Pro Loco di Pieve, in collaborazione con l’Ecomuseo del Tesino, con l’obiettivo di far conoscere ai pievesi e ai turisti questo particolare aspetto della storia del paese. Tutti sanno ormai che Pieve è stata la culla di Alcide De Gasperi e di tanti venditori di stampe, ma pochi conoscono i numerosi poeti che hanno scritto poesie anche in dialetto.

Il progetto è stato chiamato: “Targhe dei poeti”, così Tullia Rio assieme al figlio Mario Avanzo, Gilberto Buffa, i fratelli Giuseppe e Maria Brunello, sono ricordati da una targa esposta sul muro dalla casa in cui hanno abitato.

Tali autori vissero per lo più nel 900 ed alcuni di loro ebbero le loro opere pubblicate in Raccolte. Maria Brunello vinse nel 1962 il secondo premio ad un concorso nazionale.

La targa che compare sulle mura della casa di questi poeti riporta le biografie, sia in italiano che in inglese, le foto e alcuni versi di una delle loro poesie.

TULLIA RIO 

Tullia Rio Conzalana (Pieve Tesino, 9 giugno 1872 – Pieve Tesino, 27 marzo 1967) sposata con Amedeo Avanzo, ebbe due figli: Azzelina e Mario. Ha dedicato la sua lunga esistenza alla famiglia e al lavoro di contadina con una parentesi antecedente gli anni della Grande Guerra dove, come commessa, ha lavorato nell’allora cooperativa locale.

Conobbe la fame, la miseria e la paura delle due guerre. Con la famiglia, durante il secondo evento bellico fu costretta a sfollare in provincia di Cremona, a VescovatoLaboriosa, onesta e decisa, ottimista per sua natura, nelle situazioni sempre escludeva ciò che in vario modo poteva dividere, cogliendone sempre i lati positivi, soprattutto nelle persone.

Donna di grande fede cristiana e attenta lettrice, aveva formato negli anni una buona cultura letteraria. Rivendicò sempre con forza la sua identità austriaca e nel paese natale fu l’ultima a vestire quotidianamente e con grande orgoglio il costume TesinoLe sue poesie sono raccolte in “Nostalgie della montanara”.

Tratto dalla poesia “Il mio bel San Sebastiano”:

La bella chiesetta 

di San Sebastiano,

è posta sul colle

che domina il piano.

E’ bello quel colle

con l’acqua sorgente

che scherza coi raggi

del sole nascente!

Là regna la pace

le rondini sole

vi fendono l’aria

con rapidi voli.

E appena tornate dal lido africano,

ricercano ansiose

il nido montano.

MARIO AVANZO

Mario Avanzo (Pieve Tesino, 1 settembre 1914 – Pieve Tesino, 28 settembre 1992) figlio di Amedeo, contadino, e Tullia Rio, casalinga e poetessa, fu cultore delle tradizioni locali. Per il suo attaccamento, come altri, alla “Vicinia” (una Regola antica per un patrimonio silvo-pastorale di un gruppo di famiglie di Pieve soppressa con la Legge 1766/1927 sulla liquidazione degli Usi Civici) fu incarcerato a Trento e successivamente inviato al confino a S.Chirico Raparo (PZ) ritornando, prosciolto, dopo un anno.

Fu contadino, casaro e soprattutto cacciatore, ma anche narratore e poeta. Acuto osservatore della natura, Mario Avanzo è stata una figura caratteristica di Pieve Tesino, benvoluto e rispettato da tutti sia per la sua saggezza ed umanità che per un pizzico di bonaria ironia.
Le sue poesie sono raccolte in “ Co son lontan da Valsorda mia”.

Tratto dalla poesia “Tramonto”:

Un reattino saltella contento

ed un bel rododendro curioso

ascolta il lieve bisbiglio del vento:

tutto è quiete, silenzio, riposo.

Cala il sole, vicino è il tramonto,

tace il vento. Non porta sull’ali

il rumore perenne del mondo;

tutto è pace in queste alte valli.

GILBERTO BUFFA

Gilberto Buffa nasce a Pieve Tesino sotto l’Imperial Regio Governo Austriaco, frequenta le scuole elementari del paese e, profugo a Milano durante la Prima Guerra Mondiale, si trasforma in garzone di farmacia e spesso in maestro di scuola.

Capoturno alla Montecatini di Merano negli anni ‘20 emigra poi in Francia nel 1933 (…tra stranieri el pan l’è duro, te se sempre on forestiero…). Durante la Seconda Guerra Mondiale è militarizzato alla Montecatini di Bolzano. Rientrato a Pieve nel 1945 svolge varie attività e, come capocantiere, sovraintende negli anni 1951-1954 alla nuova costruzione delle Malghe Valsorda Prima, Valsorda Seconda e Vazijon ed è in questo periodo che scrive la maggior parte delle sue poesie, contenute nel libretto “Vita fra i Monti” pubblicato con la collaborazione di Tullio Buffa.

Seguono gli anni come gestore del Rifugio Cima D’Asta (Poesie: “Rifugio Cima D’Asta” e “Dal Zimon co leva el sole”). Divenuto capo caccia e capo pesca dedica alcune poesie ai cacciatori e ai … bracconieri … Ritiratosi in pensione, si spegne a Trento.

Le sue poesie sono raccolte in “Vita fra i monti” e “Muscio e Scorsai” viene ora cantata in coro come inno di Pieve e del Tesino.

Tratto dalla poesia “A me fiolo”:

Basta solo ‘na campana

che la son a l’imbrunir

par sentir ‘na voze strana

e ricordi rifiorir.

L’è la voze de sto Pieve

ch’el te ciama da lontan.

Zima Lasta co la neve

verde ‘l col de San Bas-cian.

GIUSEPPE BRUNELLO

Giuseppe “Bepi” Brunello (Pieve Tesino, 11 dicembre 1897 – Pieve Tesino, 17 dicembre 1969) fu uomo d’animo semplice e gentile, artista naif eclettico, istintivo e genuinoL’ispirazione della sua produzione poetica di cui, in verità, non ci è rimasto molto, è data da situazioni contingenti, da aneddoti, da scherzi fatti tra amici, da comici ritratti di figure paesane, dall’osservazione della natura che lo circonda.

La sua è una poesia sempre scritta in dialetto e da cui traspare spesso un forte senso dell’ironia, ma sempre bonario, mai caustico e beffardo. Sono, i suoi, versi dignitosi e misurati, filtrati dal vaglio di un gusto nativo, senza la mediazione di una cultura troppo spesso schematica e scolastica. 

E’ la sua una poesia che nasce spesso dal confronto, dal certame con gli amici, secondo una moda assai diffusa al tempoNon è la poesia di un “grande”, ma è certamente una poesia che sa, alla fine, esprimere una luce interiore che dura nel tempo e che nessuna bufera potrà mai spegnere.

Tratto dalla poesia “El maso”:

A gò on maseto qua su la Forzela

con na nogara già carga de nose

vezin la porta, do buti de rose

e la so brava ziesa d’ua spinela

El ga le cabie tacae su tel muro

con dentro dei usei, ma cantarini

scornoboli, finchi e dugarini

se li sente cantar finchè le scuro

Sul fogolare on s’ciochetar de brase

on petuzo el se ferma sul pomaro

do cavrete le rosega on frascaro

el restointorno tuto quanto tase.

MARIA BRUNELLO

Maria Brunello (Pieve Tesino, 11 gennaio 1896 – Pieve Tesino, 16 settembre 1967) nasce da una famiglia contadina, prima di quattro fratelli, rimane in giovane età orfana di padre morto in guerra. La sua sarà una vita povera fatta di stenti anche quando diventerà bibliotecaria ed impiegata presso il centralino telefonico del Comune di Pieve Tesino, dove trascorre la sua vita insieme al fratello Bepi.

Maria dalla figura dimessa e schiva, è una poetessa dall’animo delicato e gentile. Riesce a trasformare in poesia gli elementi più semplici e naturali del mondo che la circonda: il paese, la montagna, gli animali, il trascorrere del tempo e delle stagioni. Sempre presenti anche i riferimenti al periodo più bello della sua vita: la fanciullezza seppur da lei vissuta in grandi ristrettezze economiche.

É stata spesso un’anima tormentata da riflessioni sulla vita, del perché del vivere umano, dello scopo della vita stessa e da domande a cui non si possono dare risposte. Non riesce a stabilire forti contatti con le persone, preferisce le sue caprette a cui spesso si rivolge per confidare ed affidare loro piccoli o grandi segreti.

Vince nel 1962 il secondo premio al concorso nazionale “Il lupo di Gubbio”. Le sue poesie sono raccolte nel libro “Polla di acqua sorgiva”.

tratto dalla poesia “Piazza Maggiore e il costume tesino”:

Piazza maggiore di un’epoca lontana,

con la tua antica casa medievale,

quattro limpidi getti di fontata,

ed i gerani ad ogni davanzale.

e tesine che poggiano sul fonte,

secchi di rame luccicanti al sole.

portano dei costumi assai graziosi,

ampie gonne , “pedane” rosse e gialle,

fioriti fazzoletti un po’ vistosi,

nastri di seta dietro le lor spalle.

Filigranate fini, io vi ravviso

dorate pettorine, un bel traforo

sul bianco lino, riccioli sul viso

e nelle orecchie gran pendenti d’oro.